Legge della Regione Marche 13 maggio 2003, n. 9

 

DISCIPLINA PER LA REALIZZAZIONE E GESTIONE DEI SERVIZI PER L’INFANZIA, PER L’ADOLESCENZA E PER IL SOSTEGNO ALLE FUNZIONI GENITORIALI E ALLE FAMIGLIE E MODIFICA DELLA LEGGE REGIONALE 12 APRILE 1995, N. 46 CONCERNENTE: “PROMOZIONE E COORDINAMENTO DELLE POLITICHE DI INTERVENTO IN FAVORE DEI GIOVANI E DEGLI ADOLESCENTI”

 

Fonte: BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE MARCHE, n. 46 del 22 maggio 2003 

 

Il Consiglio regionale ha approvato;

 

il Presidente della Giunta regionale promulga

 

la seguente legge regionale:

 

ARTICOLO 1

 

(Finalità e destinatari)

 

1. La presente legge, all’interno del sistema integrato regionale

di interventi e servizi sociali ed educativi, promuove e disciplina

i servizi per l’infanzia e l’adolescenza e il sostegno alle

responsabilità genitoriali, allo scopo di favorire l’esercizio dei

diritti dei minori e delle loro famiglie.

2. Ai fini di cui al comma 1, vengono individuati luoghi di

formazione e di sviluppo della personalità destinati ai bambini

e alle bambine, agli adolescenti  e alle adolescenti per

favorirne la socializzazione quale aspetto essenziale del loro

benessere psico-fisico e dello sviluppo delle potenzialità

cognitive, affettive, relazionali e sociali.

3. Sono destinatari delle prestazioni di cui alla presente legge i

residenti nella regione o i soggetti in essa dimoranti, secondo

quanto stabilito dall’articolo 2, comma 1, della legge 8

novembre 2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del

sistema integrato di interventi e servizi sociali), con particolare

attenzione alle nuove presenze multietniche e alla promozione

dell’interculturalità.

 

ARTICOLO 2

 

(Attività della Regione)

 

1. La Regione promuove:

a)         la collaborazione dei soggetti pubblici e privati per la

realizzazione di politiche attive e interventi socio-educativi per

l’infanzia e l’adolescenza;

b)            l’adeguamento delle strutture e dei servizi esistenti ai

requisiti previsti dalla presente legge e dal regolamento di cui

all’articolo 13;

c)            l’adozione di progetti sperimentali per nuove tipologie di

servizi;

d)         la partecipazione dei minori alla vita della comunità locale;

e)            l’effettuazione di ricerche nell’ambito delle discipline

socio-psico-pedagogiche, di studi e analisi, con particolare

riferimento all’infanzia e all’adolescenza.

 

ARTICOLO 3

 

(Attività degli ambiti territoriali)

 

1. Il comitato dei Sindaci di ogni ambito territoriale, istituito ai

sensi dell’articolo 8, comma 3, lettera a), della legge 328/2000,

provvede a:

a)         definire il programma di attuazione dei servizi, tenendo conto

di quanto previsto dal piano di zona cui all’articolo 19, comma

1, della legge 328/2000 e delle risorse finanziarie disponibili;

b)         fissare gli orari di apertura dei servizi, le forme di

partecipazione agli stessi, i criteri per l’accesso e il loro utilizzo,

altre modalità di gestione e il concorso alla spesa da parte

degli utenti.

2. Il comitato dei Sindaci, per lo svolgimento delle attività di cui

al comma 1, si avvale di un comitato territoriale la cui

composizione ed il cui funzionamento sono stabiliti dal

comitato dei Sindaci medesimo. Il comitato dei Sindaci prevede

comunque, tra i componenti del comitato territoriale, la

rappresentanza dell’utenza.

3. Il programma di attuazione dei servizi di cui al comma 1,

lettera a), è trasmesso alla Consulta regionale per la famiglia

istituita ai sensi dell’articolo 4 della l.r. 10 agosto 1998, n. 30

(Interventi a favore della famiglia).

 

ARTICOLO 4

 

(Attività dei Comuni)

 

1. I Comuni provvedono a:

a)            autorizzare i servizi previsti dalla presente legge ai sensi

dell’articolo 14;

b)            accreditare i servizi previsti dalla presente legge ai sensi

dell’articolo 15;

c)            esercitare la vigilanza e il controllo sul funzionamento dei

servizi ed effettuare ispezioni ai sensi dell’articolo 17;

d)         inviare alla Giunta regionale i dati informativi relativi ai servizi

autorizzati e accreditati ai sensi della presente legge;

e)            garantire la più ampia informazione sull’attività dei servizi,

anche ai fini della verifica degli interventi;

f)         espletare le attività di cui all’articolo 16.

 

 

 

 

ARTICOLO 5

 

(Centro regionale di documentazione e analisi per l’infanzia,

l’adolescenza e i giovani)

 

1. E’ istituito presso la struttura regionale competente in

materia di servizi sociali il Centro regionale di documentazione

e analisi per l’infanzia, l’adolescenza e i giovani, così come

previsto dall’articolo 4, comma 3, della legge 23 dicembre

1997, n. 451 (Istituzione della Commissione parlamentare per

l’infanzia e dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia).

2. Il Centro, in collegamento con l’Osservatorio regionale per le

politiche sociali e con il Garante per l’infanzia e l’adolescenza,

istituito con l.r. 15 ottobre 2002, n. 18, raccoglie ed elabora dati

riguardanti:

a)         la condizione sociale, culturale, economica, sanitaria e

psicologica dell’infanzia, dell’adolescenza e dei giovani;

b)         le risorse finanziarie pubbliche e private e la loro

destinazione per aree di intervento nel settore;

c)         la mappa dei servizi territoriali pubblici e privati.

3. Il Centro effettua ricerche, studi ed analisi a supporto delle

attività degli ambiti territoriali istituiti ai sensi dell’articolo 8,

comma 3, lettera a), della legge 328/2000.

4. Il Centro effettua e pubblica ricerche e studi inerenti l’infanzia,

l’adolescenza ed i giovani.

 

ARTICOLO 6

 

(Individuazione dei servizi)

 

1. Sono servizi, ai sensi della presente legge, le attività e gli

interventi concernenti:

a)         la promozione e lo sviluppo psicofisico dei bambini e delle

bambine, degli adolescenti e delle adolescenti;

b)         la consulenza ed il sostegno alle giovani coppie;

c)         la promozione dell’ascolto e della reciprocità tra minori e

adulti attraverso l’aggregazione, il confronto e la partecipazione

sociale dei bambini e delle bambine, degli adolescenti e delle

adolescenti, dei genitori e delle figure parentali.

2. I servizi sono costituiti in particolare da:

a)         nidi d’infanzia;

b)         centri per l’infanzia;

c)         spazi per bambini, bambine e per famiglie;

d)         centri di aggregazione per bambini, bambine e adolescenti;

e)         servizi itineranti;

f)          servizi domiciliari di sostegno alle funzioni educative familiari;

g)         servizi di sostegno alle funzioni genitoriali.

3. Ulteriori articolazioni dei servizi sono individuate nel

regolamento di cui all’articolo 13 in modo da rispondere alle

trasformazioni ed alle dinamiche della struttura sociale e in

attuazione di quanto stabilito dalla normativa statale e regionale

a salvaguardia del sistema integrato dei servizi sociali.

 

ARTICOLO 7

 

(Definizione dei servizi)

 

1. E’ nido d’infanzia il servizio educativo che accoglie bambini e

bambine in età compresa tra tre mesi e tre anni, con la funzione

di promuoverne il benessere psicofisico, favorirne lo sviluppo

delle competenze ed abilità, contribuire alla formazione della

loro identità personale e sociale, sostenere ed affiancare le

famiglie nel compito di assicurare le condizioni migliori per la

loro crescita. Il nido facilita anche l’accesso delle donne al

lavoro in un quadro di pari opportunità, equità e reciprocità per

entrambi i genitori. Il nido promuove la partecipazione attiva

della famiglia alla costruzione del percorso educativo e la

continuità educativa con l’ambiente sociale, anche attraverso

processi di socializzazione e collaborazione con gli operatori e

con gli strumenti di partecipazione della scuola dell’infanzia,

secondo progetti pedagogici integrati. Il nido favorisce inoltre la

prevenzione di ogni forma di emarginazione, anche attraverso

un’opera di promozione culturale e di informazione sulle

problematiche della prima infanzia, coinvolgendo la comunità

locale e garantendo l’inserimento dei bambini che presentano

svantaggi psicofisici e sociali, favorendone pari opportunità di

sviluppo.

2. Sono centri per l’infanzia i servizi che accolgono bambini e

bambine in età compresa tra tre mesi e tre anni e svolgono le

funzioni previste per il nido d’infanzia, in forma più flessibile e

articolata, con orari, modalità organizzative e di accesso tali da

consentire alle famiglie maggiori opzioni, quali frequenze

diversificate e fruizioni parziali o temporanee. I centri per

l’infanzia possono anche prevedere attività di integrazione fra

nido e scuola dell’infanzia, nonché spazi di aggregazione per

bambini e genitori.

3. Sono spazi per bambini, bambine e per famiglie i servizi per

l’infanzia destinati al sostegno di iniziative di prevalente

interesse ludico, relazionale e socio-culturale, di aggregazione

sociale, di reciprocità tra adulti e bambini, nonché di incontro,

confronto e formazione fra genitori, figure parentali, o loro

sostituti ed educatori del servizio.

4. Sono centri di aggregazione per bambini, bambine e per

adolescenti i servizi, comunque denominati: centri ludici

polivalenti, punti di incontro e altri servizi, che svolgono attività

per favorire e promuovere la socializzazione, anche

intergene-razionale e la condivisione di interessi e attività

culturali.

5. Sono servizi itineranti i servizi rivolti a bambini, bambine,

adolescenti e famiglie che offrono, in forma non fissa, spazi di

incontro e di interazione,  nonché un bagaglio socio-educativo e

ludico-culturale. Tali servizi sono destinati alle realtà territoriali

disagiate.

6. Sono servizi domiciliari di sostegno alle funzioni educative

familiari i servizi offerti alle famiglie in modo individuale e

limitato nel tempo, per particolari momenti di problematicità

familiare e all’interno di un progetto socio-educativo atto a

sostenere i diritti del minore e le responsabilità genitoriali. I

servizi educativi domiciliari possono essere realizzati:

a)         da educatori, la cui professionalità è individuata dall’ente

locale proponente, in base ai requisiti indicati dal regolamento

di cui all’articolo 13;

b)         da persone o da famiglie individuate dall’ente locale

proponente, che offrono le necessarie garanzie di capacità

educativa.

7. Sono servizi di sostegno alle funzioni genitoriali le attività

previste all’articolo 16 della legge 328/2000 per la

valorizzazione e il sostegno delle responsabilità familiari,

promosse dai Comuni singoli o associati anche ai sensi della

legge 8 marzo 2000, n. 53 (Disposizioni per il sostegno della

maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla

formazione e per il coordinamento dei tempi delle città) e della

l.r. 13 novembre 2001, n. 27 (Interventi per il coordinamento dei

tempi delle città e la promozione dell’uso del tempo per fini di

solidarietà sociale) ed attuate secondo le previsioni del piano

regionale del sistema integrato di interventi e servizi sociali di

cui all’articolo 18, comma 6, della legge 328/2000.

 

ARTICOLO 8

 

(Soggetti gestori)

 

1. I servizi previsti dalla presente legge sono gestiti:

a)         dai Comuni anche in forma associata;

b)         da altri soggetti pubblici o privati autorizzati ai sensi

dell’articolo 14 o accreditati ai sensi dell’articolo 15.

 

ARTICOLO 9

 

(Localizzazione dei servizi)

 

1. I servizi  di cui all’articolo 6, comma 2, lettere a), b) e c)

devono essere di norma localizzati in zone destinate dai piani

urbanistici a servizi o ad attrezzature di interesse comune.

2. La localizzazione dei servizi di cui alla presente legge deve

essere disposta lontano da impianti di smaltimento rifiuti e da

depositi di sostanze pericolose, nonché da infrastrutture di

grande traffico e da altre fonti inquinanti.

 

 

 

 

 

ARTICOLO 10

 

(Articolazione degli spazi interni ed esterni)

 

1. Lo spazio interno ed esterno dei servizi di cui all’articolo 6,

comma 2, lettere a), b), e c) va articolato tenendo conto delle

esigenze delle diverse età, dei bisogni dei bambini in

condizione di disabilità, dei ritmi di vita dei singoli bambini e

della percezione infantile dello spazio.

2. Gli edifici adibiti ai servizi di cui alla presente legge non

devono presentare barriere architettoniche che costituiscano

impedimento all’accesso e alla frequenza.

 

ARTICOLO 11

 

(Organizzazione e ricettività)

 

 1. L’attività dei servizi previsti dalla presente legge è

organizzata secondo criteri di flessibilità, rispettando le

condizioni socio-ambientali e le esigenze dell’utenza.

2. Nei nidi d’infanzia il rapporto educatore e posto bambino è

determinato in misura di una unità ogni sette posto bambino.

3. Il personale educativo dei servizi previsti dalla presente legge

può essere utilizzato per attività di sviluppo di progetti elaborati

dai Comuni, secondo le modalità previste per la mobilità

interna.

4. I criteri e le modalità per la ricettività dei servizi di cui alla

presente legge sono definiti con il regolamento di cui

all’articolo 13.

 

ARTICOLO 12

 

(Figure professionali)

 

1. Il personale dei servizi di cui alla presente legge si distingue

in educatori e addetti ai servizi. Tale personale opera nelle

strutture secondo il metodo di lavoro di gruppo, in stretta

collaborazione con le famiglie e con i comitati territoriali di cui

all’articolo 3, comma 2.

2. Il personale dei servizi di cui alla presente legge, ferma

restando l’applicazione dei contratti di lavoro e degli eventuali

accordi integrativi relativi, deve possedere i titoli di studio

stabiliti nel regolamento di cui all’articolo 13.

3. Sono individuate figure professionali di coordinamento con

responsabilità pedagogiche ed organizzative, allo scopo di

garantire la continuità nella programmazione educativa e la

qualità degli interventi. Il regolamento di cui all’articolo 13

stabilisce il livello operativo di tali figure e il titolo di studio che

le medesime devono possedere.

4. Il Comune e l’Azienda USL competenti per territorio integrano

il contingente di personale educativo in presenza di specifiche

esigenze derivanti dall’ammissione di soggetti in condizione di

disabilità o affetti da particolari patologie, anche sulla base del

progetto educativo personalizzato definito dall’Unità

multidisciplinare dell’età evolutiva di cui all’articolo 10 della l.r. 4

giugno 1996, n. 18 e successive modificazioni (Promozione e

coordinamento delle politiche di intervento in favore delle

persone in condizione di disabilità).

5. I Comuni, in accordo con le Province e gli ambiti territoriali,

organizzano corsi di formazione ed aggiornamento per il

personale dei servizi di cui alla presente legge.

 

ARTICOLO 13

 

(Regolamento di attuazione)

 

1. La Giunta regionale, entro centoventi giorni dall’entrata in

vigore della presente legge, approva il regolamento di

attuazione della stessa, sentiti i comitati dei Sindaci degli

ambiti territoriali e previo parere della Commissione consiliare

competente.

2. Il regolamento di cui al comma 1 definisce, sulla base di

quanto fissato negli articoli 9, 10, 11 e 12, i requisiti strutturali,

organizzativi e qualitativi dei servizi previsti dalla presente legge

necessari per ottenere l’autorizzazione di cui all’articolo 14;

definisce, altresì, i requisiti aggiuntivi di qualità per ottenere

l’accreditamento di cui all’articolo 15.

3. I requisiti per l’autorizzazione e per l’accreditamento dei

servizi previsti dalla presente legge sono aggiornati, nell’ipotesi

in cui l’evoluzione tecnologica o normativa lo renda necessario,

con le stesse modalità di cui al comma 1.

4. Il regolamento di attuazione di cui al comma 1 determina i

casi di sospensione, revoca e decadenza dell’autorizzazione di

cui all’articolo 14.

 

ARTICOLO 14

 

(Autorizzazione)

 

1. Tutti i servizi previsti dalla presente legge sono soggetti ad

autorizzazione.

2. Sono, altresì, soggette ad autorizzazione le modificazioni dei

servizi, già autorizzati ai sensi della presente legge, che

comportano variazione dei requisiti stabiliti dal regolamento di

cui all’articolo 13, nonché il trasferimento di titolarità dei servizi

medesimi.

3. La domanda di autorizzazione è presentata dal soggetto

titolare del servizio al Comune ove lo stesso è ubicato, secondo

le modalità e le procedure stabilite dal regolamento di cui

all’articolo 13. L’autorizzazione è rilasciata dal Comune, entro

novanta giorni dalla presentazione della domanda, previa

verifica dei requisiti stabiliti dal regolamento di cui all’articolo

13.

4. I soggetti titolari dei servizi autorizzati comunicano al

Comune:

a)                  l’inizio dell’attività entro sessanta giorni dall’autorizzazione;

    b)     la cessazione dell’attività entro sessanta giorni dal termine

della medesima.

 

ARTICOLO 15

 

(Accreditamento)

 

1. L’accreditamento presuppone il possesso dei requisiti

aggiuntivi di qualità definiti ai sensi dell’articolo 13.

2. L’accreditamento è condizione per accedere alle risorse

pubbliche e per gestire servizi per conto di enti pubblici,

secondo le modalità previste dalla normativa vigente e in base

alla programmazione dei servizi previsti nel piano di zona di cui

all’articolo 19, comma 1, della legge 328/2000.

3. La domanda di accreditamento è presentata dal soggetto

titolare del servizio al Comune ove lo stesso è ubicato, secondo

le modalità e le procedure stabilite dal regolamento di cui

all’articolo 13.

4. I Comuni provvedono all’accreditamento, entro novanta giorni

dalla presentazione della domanda, previa verifica dei requisiti

aggiuntivi di qualità stabiliti dal regolamento di cui all’articolo

13, comma 2.

 

ARTICOLO 16

 

(Prevenzione sanitaria e vigilanza igienico-sanitaria)

 

1. La prevenzione sanitaria nei servizi previsti dalla presente

legge, in particolare nei nidi, è assicurata dall’Azienda USL

competente per territorio, ai sensi della normativa vigente.

2. I Comuni possono prevedere la collaborazione con le

Aziende USL per progetti educativi e di sviluppo psicofisico dei

bambini e delle bambine, che promuovano e facilitino

l’inserimento di quelli in condizione di disabilità o in condizioni

di disagio e difficoltà e possono, inoltre, promuovere

programmi di prevenzione, educazione e tutela sanitaria per

l’infanzia e l’adolescenza.

3 La vigilanza igienico-sanitaria sulle strutture è esercitata

dall’Azienda USL territorialmente competente ai sensi della

normativa vigente.

 

ARTICOLO 17

 

(Vigilanza e controllo)

 

1. La vigilanza ed il controllo sul funzionamento dei servizi di cui

alla presente legge sono esercitati dal Comune ove è

localizzato il servizio. Il Comune può avvalersi dei servizi

dell’Azienda USL competente per territorio.

2. Il Comune effettua ispezioni almeno una volta all’anno, fatte

salve necessità urgenti o segnalazioni da parte dei servizi

sanitari delle Aziende USL o di altri Comuni o del comitato

territoriale di cui all’articolo 3, comma 2.

 

ARTICOLO 18

 

(Risorse finanziarie e contributi regionali)

 

1. Alla realizzazione e alla gestione dei servizi di cui alla

presente legge concorrono risorse finanziarie dello Stato, della

Regione, degli enti locali e dei privati.

2. Per la realizzazione dei programmi di attuazione di cui

all’articolo 3, comma 1, lettera a), la Regione assegna ai

Comuni contributi annuali per la gestione ed il funzionamento

dei servizi di cui all’articolo 6, comma 2. Per l’anno 2003 i

contributi ai Comuni per le spese di gestione e funzionamento

dei nidi d’infanzia di cui al capitolo 53007124 sono assegnati

con i criteri stabiliti dalla l.r. 11 marzo 2003, n. 3 (legge

finanziaria 2003).

3. I contributi sono concessi annualmente sulla base di criteri e

modalità preventivamente definiti dalla Giunta regionale, sentita

la Commissione consiliare competente.

4. I Comuni cofinanziano gli interventi ed i servizi in base a

quanto previsto nel piano di zona.

 

ARTICOLO 19

 

(Disposizioni finanziarie)

 

1. Per le finalità della presente legge è istituito il fondo

regionale per il sistema integrato dei servizi per l’infanzia, per lo

sviluppo di politiche a favore degli adolescenti e di sostegno

alla genitorialità e alla famiglia ammontante, per l’anno 2003, a

euro 7.348.839,09.

2. Per gli anni successivi l’entità della spesa sarà stabilita con

le rispettive leggi finanziarie nel rispetto degli equilibri di

bilancio.

3. Alla copertura delle spese autorizzate dal comma 1 si

provvede, per l’anno 2003, mediante le risorse iscritte nell’UPB

5.30.07.

4. Ai fini della gestione le somme occorrenti per il pagamento

delle spese di cui al comma 1 risultano già iscritte per l’anno

2003 a carico dei seguenti capitoli:

a)            53007124 “Contributi ai Comuni singoli od associati nelle

spese di gestione e funzionamento degli asili nido”: euro

4.957.986,23;

b)            53007103 “Quota parte del fondo unico nazionale per le

politiche sociali (legge 328/2000)”: euro 1.148.529,29;

c)            53007138 (articolo 70, legge 448/2001): euro 1.242.323,57.

 

ARTICOLO 20

 

(Norme transitorie)

 

1. I soggetti, pubblici e privati, titolari dei servizi previsti dalla

presente legge, già operanti, presentano, entro novanta giorni

dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui all’articolo

13, domanda di autorizzazione secondo le norme stabilite dal

regolamento medesimo, che dovrà indicare, altresì, i tempi di

adeguamento.

2. Fino all’entrata in vigore del regolamento di cui all’articolo 13

non sono concesse nuove autorizzazioni all’esercizio dei servizi

di cui alla presente legge ed ai servizi esistenti continuano ad

applicarsi le norme abrogate dall’articolo 22.

3. I procedimenti amministrativi relativi ai finanziamenti dei

progetti presentati in favore dei giovani e degli adolescenti,

pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge,

sono conclusi secondo le modalità previste dal piano annuale

di attuazione per l’anno 2002, approvato con deliberazione della

giunta regionale 10 aprile 2002, n. 698.

 

ARTICOLO 21

 

(Modificazioni alla l.r. 12 aprile 1995, n. 46)

 

1. Nel titolo, nel testo e nella tabella A della l.r. 12 aprile 1995, n.

46, sono soppresse le seguenti parole: “e degli adolescenti”;

“ed adolescenziale”; “e adolescenziali”; “ed adolescenziali”; “ed

adolescenti”; “e adolescenziale”; “e a quello degli adolescenti”.

2. Alla lettera b3) del comma 1 dell’articolo 2 della l.r. 46/1995,

dopo le parole: “emarginazione sociale” sono aggiunte le

seguenti: “nonché il sostegno socio-educativo di soggetti a

rischio di devianza”.

3. La lettera b4) del comma 1 dell’articolo 2 della l.r. 46/1995, è

sostituita dalla seguente:

“b4)     il riconoscimento e la valorizzazione culturale dei giovani

non appartenenti ai Paesi dell’Unione europea;”.

4. La lettera b5) del comma 1 dell’articolo 2 della l.r. 46/1995, è

abrogata.

5. Le lettere a), a1) e a2) del comma 1 dell’articolo 3 della l.r.

46/1995, sono abrogate.

6. Alla lettera b) del comma 1 dell’articolo 3 della l.r. 46/1995,

così come sostituita dal comma 1 dell’articolo 52 della l.r. 7

maggio 2001, n. 11 (legge finanziaria 2001) le parole:

“problematiche giovanili” sono sostituite con le seguenti:

“politiche giovanili”.

7. Al comma 1 dell’articolo 5 della l.r. 46/1995, le parole:

“acquisiti i pareri dell’osservatorio regionale e” sono sostituite

dalle seguenti: “acquisito il parere”.

8. Alla lettera a) del comma 3 dell’articolo 5 della l.r. 46/1995,

dopo le parole: “tra i giovani” sono soppresse le seguenti:

“nonché attività aggregative e socio-educative atte a sostenere i

compiti di sviluppo degli adolescenti”.

9. Il comma 2 dell’articolo 6 della l.r. 46/1995, è sostituito dal

seguente:

“2. Entro il 30 giugno di ogni anno la Giunta regionale trasmette

al Consiglio regionale una relazione sullo stato di attuazione

della presente legge, corredata dei pareri del coordinamento

regionale degli Informagiovani e dei coordinamenti provinciali

dei progetti giovani, nonché sullo stato di attuazione del

programma, con specifico riferimento alle singole iniziative

finanziate o incentivate e ai risultati dell’intervento regionale.”.

 

ARTICOLO 22

 

(Abrogazioni)

 

1. Sono abrogate le l.r. 27 agosto 1973, n. 23 e 3 settembre

1979, n. 30, nonché il regolamento regionale 23 luglio 1974, n.

3.

 

Formula Finale:

 

La presente legge sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della

Regione. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di

farla osservare come legge della Regione Marche.

 

Data ad Ancona, addì 13 maggio 2003

 

Il Presidente

(Vito D’Ambrosio)