Legge della Regione Toscana 26 luglio 2002, n. 32

 

 

Regione toscana

 

 

Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro. 

 

 

BURT n. 23 del 5 agosto 2002

 

 

Il consiglio regionale ha approvato

il presidente della giunta promulga

la seguente legge: 

                                                 

                                                    Titolo i

Principi generali

                                                 

                                                 

Articolo 1

 

(Oggetto e obiettivi delle politiche di intervento)

 

1. La presente legge disciplina gli interventi che la Regione

Toscana promuove per lo sviluppo dell'educazione,

dell'istruzione, dell'orientamento, della formazione

professionale e dell'occupazione, al fine di costruire un sistema

regionale integrato che garantisca, in coerenza con le strategie

dell'Unione europea per lo sviluppo delle risorse umane, la

piena realizzazione della libertà  individuale e dell'integrazione

sociale, nonchè  il diritto all'apprendimento lungo tutto l'arco

della vita quale fondamento necessario per il diritto allo studio

e il diritto al lavoro.

 

2. Gli interventi di cui al comma 1 concorrono ad assicurare lo

sviluppo dell'identità  personale e sociale, nel rispetto della

libertà  e della dignità  della persona, dell'uguaglianza e delle

pari opportunità , in relazione alle condizioni fisiche, culturali,

sociali e di genere.

 

3. Per realizzare le finalità  di cui al comma 1, la Regione, nel

rispetto del principio di sussidiarietà  previsto dall'articolo 118

della Costituzione, determina l'allocazione delle funzioni

amministrative al livello di governo più  vicino ai cittadini e

favorisce l'integrazione di apporti funzionali di soggetti privati.

 

4. Gli interventi della Regione si ispirano ai seguenti obiettivi:

 

a) assicurare la diffusione territoriale, la qualificazione e il

costante miglioramento dell'offerta di attività  e di servizi;

b) favorire  la possibilità  di apprendere e sviluppare le

conoscenze degli individui lungo l'intero arco della vita,

garantendo l'esercizio della libertà  di scelta nella costruzione di

percorsi lavorativi, professionali e imprenditoriali al fine di

incrementare la capacità  di inserimento e qualificare la

permanenza nel mondo del lavoro;

c) sostenere lo sviluppo qualitativo dell'offerta di istruzione,

pubblica e paritaria, contribuendo a rendere effettivo il diritto

all'apprendimento per tutti, anche attraverso la flessibilità  dei

percorsi;

d) sviluppare e promuovere le politiche del lavoro al fine di

favorire l'incontro fra la domanda e l'offerta;

e) prevenire la disoccupazione incentivando intese e accordi tra

soggetti pubblici e privati per la realizzazione di iniziative locali;

f) favorire azioni di pari opportunità  volte a migliorare l'accesso

e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro con

interventi specifici per sostenere l'occupazione femminile, ad

eliminare la disparità  nell'accesso al lavoro, favorendo i

percorsi di carriera, e a conciliare la vita familiare con quella

professionale;

g) promuovere l'inserimento o il reinserimento nel mercato del

lavoro delle persone esposte al rischio di esclusione sociale

attraverso percorsi di sostegno e accesso alle misure di

politica del lavoro;

h) sviluppare le azioni volte a garantire ai disabili il pieno

accesso agli interventi previsti dalla presente legge;

i) promuovere l'innovazione, sviluppando con le parti sociali i

necessari accordi, al fine di raggiungere elevati livelli di

sicurezza e qualità  del lavoro, come fondamento necessario

per la competizione qualitativa e l'incremento della produttività .

 

 

                                                 

                                                    TITOLO II

LE POLITICHE DI INTERVENTO

 

 

 

 

 

 

 

CAPO I

LE POLITICHE INTEGRATE DELL'EDUCAZIONE,

DELL'ISTRUZIONE, DELL'ORIENTAMENTO E DELLA

FORMAZIONE PROFESSIONALE

                                                 

                                                 

ARTICOLO 2

 

(Interventi di attuazione delle politiche integrate dell'educazione,

dell'istruzione, dell'orientamento e della formazione

professionale)

 

1. Le politiche integrate dell'educazione, dell'istruzione,

dell'orientamento e della formazione professionale si attuano

attraverso interventi diretti e indiretti. Per interventi diretti si

intendono azioni di sostegno, anche di tipo finanziario, in

risposta a bisogni riferibili alla domanda individuale; per

interventi indiretti si intendono azioni di consolidamento e

sviluppo dei sistemi dell'educazione, dell'istruzione, della

formazione professionale e dell'orientamento, finalizzate ad

assicurare l'accessibilità  e il miglioramento sia dell'offerta

formativa che dei servizi ad essa connessi, nonchè  azioni di

indirizzo, coordinamento, regolazione, qualificazione,

monitoraggio e valutazione dei sistemi stessi, nelle loro

articolazioni pubbliche e private.

 

2. L'insieme organico degli interventi delle politiche integrate

dell'educazione, dell'istruzione, dell'orientamento e della

formazione professionale, attuati ai sensi e per i fini della

presente legge, è  volto alla progressiva costruzione di un

sistema integrato regionale per il diritto all'apprendimento.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 3

 

(Finalità  degli interventi educativi per la prima infanzia)

 

1. La Regione promuove e coordina interventi educativi unitari

rivolti all'infanzia, tesi alla piena e completa realizzazione dei

diritti della persona e informati ai principi del pieno e inviolabile

rispetto della libertà  e della dignità  personale, della

solidarietà , dell'eguaglianza di opportunità , della valorizzazione

della differenza di genere, dell'integrazione delle diverse

culture, garantendo il benessere psicofisico e lo sviluppo delle

potenzialità  cognitive, affettive e sociali.

 

2. La Regione, nel promuovere la realizzazione di servizi efficaci

in relazione ai bisogni emergenti nel proprio territorio, si ispira

alle seguenti finalità :

 

a) innovazione e sperimentazione;

b) continuità  educativa;

c) massima  diffusione  territoriale  degli  interventi e

raggiungimento della più  ampia utenza;

d) diversificazione  delle  offerte    e  flessibilità 

dell'organizzazione;

e) omogenea qualità  dell'offerta;

f) risposte personalizzate alla molteplicità  dei bisogni;

g) organizzazione  degli  interventi per garantire le pari

opportunità  e conciliare la vita professionale dei genitori con

quella familiare;

h) ottimizzazione dell'uso delle risorse, in relazione alla qualità 

e all'economicità ;

i) tutela dei diritti all'educazione dei disabili.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 4

 

(Tipologie degli interventi e servizi educativi per la prima

infanzia)

 

1. Gli interventi per la realizzazione delle finalità  di cui all'articolo

3 sono rivolti ai bambini in età  compresa da tre mesi a tre anni

e consistono in:

 

a) nido di infanzia, quale servizio educativo e sociale per la

prima infanzia, aperto a tutti i bambini senza alcuna

discriminazione, che concorre con le famiglie alla crescita,

cura, formazione e socializzazione dei bambini, assicurando la

realizzazione di programmi educativi, il gioco, i pasti e il riposo

pomeridiano;

b) servizi integrativi che hanno l'obiettivo di ampliare l'azione dei

nidi di infanzia, garantendo risposte flessibili e differenziate alle

esigenze delle famiglie e dei bambini, che possono

comprendere servizi con caratteristiche educative, ludiche,

culturali e di aggregazione sociale, anche per fruizioni

temporanee o saltuarie nella giornata, rivolte ai soli bambini o

ai bambini con i loro genitori o adulti accompagnatori, e servizi

educativi e di cura presso il domicilio della famiglia o

dell'educatore.

 

2. I nidi di infanzia ed i servizi di cui al comma 1, lettere a) e b),

devono attenersi agli standard strutturali, qualitativi ed alle

qualifiche professionali definiti dal regolamento di cui

all'articolo 32, comma 2.

 

3. Il Comune è  titolare delle funzioni amministrative in materia

di servizi ed interventi educativi che gestisce in forma diretta, in

associazione con uno o più  o tutti i Comuni compresi nella

zona socio-sanitaria di cui all'articolo 19 della legge regionale 3

ottobre 1997, n. 72 (Organizzazione e promozione di un sistema

di diritti di cittadinanza e di pari opportunità : riordino dei servizi

socio-assistenziali e socio-sanitari integrati), anche attraverso

gli strumenti previsti dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n.

267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali).

 

4. I Comuni, per l'erogazione dei servizi nell'ambito delle risorse

programmate, possono convenzionarsi con soggetti pubblici e

privati accreditati ai sensi del regolamento di cui all'articolo 32,

comma 2, ed ammettere gli interessati alla fruizione delle

prestazioni e dei servizi di rete tramite appositi buoni-servizio, le

cui modalità  di attribuzione sono disciplinate da apposito

regolamento comunale, da adottarsi entro sei mesi dall'entrata

in vigore del regolamento di cui all'articolo 32, comma 2.

 

5. I Comuni, con riferimento agli standard previsti dal

regolamento di cui all'articolo 32, comma 2, autorizzano

soggetti privati ad istituire e gestire servizi di carattere educativo

e concedono ai soggetti privati autorizzati che ne facciano

richiesta, l'accreditamento.

 

6. L'esercizio dei servizi educativi per la prima infanzia privo

dell'autorizzazione di cui al comma 5, comporta la cessazione

del servizio ad iniziativa del Comune, con procedure definite dai

regolamenti comunali.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 5

 

(Educazione non formale degli adolescenti, dei giovani e degli

adulti)

 

1. Per educazione non formale si intende l'insieme di interventi

educativi non finalizzati direttamente al rilascio di titoli di studio

o di attestati professionali, ancorchè  valutabili secondo quanto

stabilito nel sistema generale dei crediti formativi e di istruzione

di cui all'articolo 32, comma 2, lettera c).

 

2. La Regione promuove interventi di educazione non formale

degli adolescenti, dei giovani e degli adulti al fine di concorrere

ad assicurare lo sviluppo dell'identità  personale e sociale, nel

rispetto della libertà  e della dignità  della persona,

dell'uguaglianza e delle pari opportunità , in relazione alle

condizioni fisiche, culturali, sociali e di genere.

 

3. La Regione, per rendere effettivo il diritto all'apprendimento

lungo tutto l'arco della vita, sviluppa, nell'ambito della

programmazione dell'offerta formativa integrata, il progressivo

raccordo delle iniziative educative non formali rivolte agli adulti

presenti sul territorio regionale, in un insieme organico e

qualificato di opportunità  educative per la popolazione, basato

su accordi ed intese di rete fra tutti i soggetti, pubblici e privati,

promotori delle iniziative stesse.

 

4. Con il regolamento di cui all'articolo 32, comma 2, sono

definite le caratteristiche strutturali ed organizzative del sistema

di educazione non formale degli adolescenti, dei giovani e degli

adulti.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 6

 

Interventi per lo sviluppo del sistema di istruzione

 

1. Nel rispetto delle norme generali sull'istruzione e dei principi

fondamentali stabiliti con legge dello Stato, la Regione

promuove sul proprio territorio un organico sviluppo, qualitativo

e quantitativo, dell'istruzione scolastica.

 

2. Le finalità  di cui al comma 1 sono perseguite in particolare

attraverso le seguenti funzioni:

 

a) la  programmazione  dell'offerta formativa integrata tra

istruzione e formazione professionale;

b) la programmazione, sul piano regionale, nei limiti delle

disponibilità  di risorse umane e finanziarie, della rete

scolastica, sulla base dei piani provinciali di cui all'articolo 29,

comma 2, assicurando il coordinamento con la

programmazione di cui alla lettera a);

c) la suddivisione, anche sulla base delle proposte degli enti

locali interessati, del territorio regionale in ambiti funzionali al

miglioramento dell'offerta formativa;

d) la determinazione del calendario scolastico;

e) i contributi alle scuole non statali;

f) le iniziative e le attività  di promozione relative alle funzioni di

cui al presente elenco.

 

3. La Regione, al fine di raccordare organicamente le proprie

competenze con quelle esercitate dall'amministrazione statale

e dagli enti locali nel campo dell'istruzione, sviluppa le azioni di

cui al comma 2, osservando il metodo della concertazione

interistituzionale e stipulando con i suddetti enti intese

operative.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 7

 

(Finalità , destinatari e tipologie degli interventi per il diritto allo

studio scolastico)

 

1. La Regione promuove servizi e interventi volti a rendere

effettivo il diritto all'apprendimento e all'istruzione scolastica dei

soggetti frequentanti le scuole statali, le scuole paritarie private

e degli enti locali, dall'infanzia fino all'assolvimento dell'obbligo

scolastico e formativo.

 

2. Le finalità  di cui al comma 1 sono perseguite attraverso:

 

a) il sostegno di tutti i servizi e le iniziative di supporto alla

frequenza delle attività  scolastiche;

b) l'erogazione  di  provvidenze economiche prioritariamente

destinate ai soggetti appartenenti a famiglie in condizioni

svantaggiate;

c) lo  sviluppo di azioni di miglioramento della qualità 

dell'offerta di istruzione e formazione prioritariamente finalizzate

alla riduzione dell'insuccesso e dell'abbandono scolastico.

 

3. Per la realizzazione delle finalità  di cui al presente articolo, il

Piano di indirizzo generale integrato di cui all'articolo 31

individua gli interventi, rivolti agli studenti, che prescindono dal

possesso di determinati requisiti soggettivi e oggettivi e gli

interventi attribuiti per concorso.

 

4. Il Piano di indirizzo generale integrato prevede, altresì :

 

a) le modalità  di individuazione dei requisiti di merito e di

reddito;

b) i criteri per la contribuzione finanziaria dei destinatari degli

interventi rivolti agli studenti, che può  essere differenziata in

fasce connesse al reddito delle famiglie dei medesimi, fino ad

essere eventualmente esclusa.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 8

 

(Finalità  e destinatari degli interventi per il diritto allo studio

universitario)

 

1. In attuazione degli articoli 3 e 34 della Costituzione, la

Regione interviene per rimuovere gli ostacoli di ordine

economico e sociale che di fatto limitano l'eguaglianza dei

cittadini nell'accesso all'istruzione superiore e, in particolare,

per consentire ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, di

raggiungere i gradi più  alti degli studi.

 

2. Gli interventi sono destinati agli studenti iscritti, per il

conseguimento di un titolo di valore legale, ai corsi di studio

delle Università  degli studi e degli Istituti di alta formazione e

specializzazione artistica e musicale, con sede in Toscana, tutti

denominati in seguito, ai fini della presente legge, Università .

 

3. La Regione assicura il coordinamento dei propri interventi

con quelli di competenza delle Università  della Toscana.

 

 

                                                 

                                                    

                                                 

                                                 

ARTICOLO 9

 

(Tipologie degli interventi per il diritto allo studio universitario)

 

1. Gli interventi attuati per le finalità  di cui all'articolo 8, comma

1, sono realizzati avendo riguardo sia al momento di ingresso

nel sistema universitario toscano, con azioni di informazione e

di integrazione culturale, sia agli aspetti logistici e di possibilità 

di permanenza nelle sedi di studio, attivando appositi servizi di

ristorazione, di alloggio e di sostegno finanziario attraverso

borse di studio ed altre forme, sia alle prospettive di

collocazione professionale con azioni di orientamento al lavoro

in rapporto con i centri per l'impiego.

 

2. Il Piano di indirizzo generale integrato di cui all'articolo 31

individua gli interventi che prescindono dal possesso di

determinati requisiti soggettivi e oggettivi degli studenti, gli

interventi che non prescindono dai suddetti requisiti o che

vengono attribuiti per concorso e gli interventi cumulabili di cui

al comma 5.

 

3. Il Piano di indirizzo generale integrato di cui all'articolo 31

stabilisce le modalità  di individuazione dei requisiti di merito e

di reddito degli studenti per l'accesso agli interventi attribuiti per

concorso e determina, altresì , le entità  dei benefici.

 

4. Le borse di studio possono essere concesse al fine di

favorire il conseguimento della prima laurea, della prima laurea

specialistica o di altri titoli equipollenti o superiori aventi valore

legale. Il Piano di indirizzo generale integrato di cui all'articolo

31 può  prevedere la concessione di prestiti d'onore in

sostituzione, anche parziale, delle borse di studio.

 

5. I benefici di cui al comma 3 non possono essere cumulati

con altre erogazioni finanziarie a qualsiasi titolo attribuite, salvo

il caso di erogazioni concesse da istituzioni nazionali o

straniere volte ad integrare, con soggiorni all'estero, l'attività  di

formazione o di ricerca dei borsisti e salvo il caso di erogazione

di provvidenze da parte delle Aziende di cui all'articolo 10,

individuate dal regolamento di cui all'articolo 32, comma 3.

 

6. Il servizio abitativo delle Aziende di cui all'articolo 10, utilizzato

per i propri fini istituzionali e per quelli delle Università , non

costituisce esercizio di struttura ricettiva alberghiera ed

extra-alberghiera.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 10

 

(Aziende regionali per il diritto allo studio universitario)

 

1. La realizzazione, in collaborazione con le Università  e gli enti

locali, degli interventi di cui all'articolo 9 è  demandata alle tre

Aziende regionali per il diritto allo studio universitario, di seguito

denominate Aziende, che hanno sede legale nei comuni sedi

delle Università  di Firenze, di Pisa e di Siena.

 

2. Alle Aziende fanno capo anche gli interventi da realizzare in

altre città  della regione sedi di decentramento universitario

dipendenti dalle Università  ove ha sede l'Azienda, nonchè  gli

interventi a favore degli iscritti agli Istituti di alta formazione e

specializzazione artistica e musicale.

 

3. Le Aziende sono dotate di personalità  giuridica, di

autonomia amministrativa e gestionale, di patrimonio proprio e

di proprio personale. Il loro funzionamento è  disciplinato da un

regolamento approvato dal Consiglio di amministrazione

conformemente alle modalità  definite dal regolamento

regionale di cui all'articolo 32, comma 3, lettera b).

 

4. Sono organi dell'Azienda il Consiglio di amministrazione, il

Presidente e il Collegio dei revisori.

 

5. Le modalità  di nomina e la composizione del Consiglio di

amministrazione, che assicura la rappresentanza delle

Università  e degli studenti, sono stabilite con deliberazione del

Consiglio regionale. Le modalità  di funzionamento e le

competenze degli organi di cui al comma 4 sono stabilite dal

regolamento di cui all'articolo 32, comma 3, lettera b).

 

6. Il bilancio previsionale economico delle Aziende con

l'allegato piano di attività  annuale e il conto di esercizio con i

risultati finali del controllo di gestione sono soggetti

all'approvazione del Consiglio regionale, su proposta della

Giunta regionale.

 

7. Il patrimonio delle Aziende è  vincolato nell'uso all'attuazione

degli interventi del diritto allo studio universitario di cui

all'articolo 9.

 

8. La Giunta regionale esercita la vigilanza sull'amministrazione

delle Aziende ai sensi dell'articolo 58 dello Statuto.

 

9. Nell'esercizio di tali poteri, la Giunta regionale:

 

a) dispone ispezioni mediante la nomina di uno o più  ispettori

tra il personale regionale dirigente;

b) provvede,  previa  diffida agli organi dell'Azienda, al

compimento di atti resi obbligatori da disposizioni di legge e di

regolamento, quando gli amministratori ne rifiutino o ritardino

l'adempimento.

 

10. In caso di persistente carenza di funzionamento o di gravi e

ripetute violazioni di leggi o di prescrizioni programmatiche, con

decreto del Presidente della Giunta regionale, il Consiglio di

amministrazione dell'Azienda è  sciolto ed è  nominato un

commissario straordinario per la gestione dell'Azienda per un

periodo non superiore a sei mesi.

 

11. La Giunta regionale presenta una relazione annuale al

Consiglio regionale sull'attività  delle Aziende e sulla propria

attività  di vigilanza.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 11

 

(Personale delle Aziende)

 

1. Il personale delle Aziende è  iscritto nell'apposito ruolo del

personale di ciascuna Azienda e ad esso si applica il contratto

collettivo nazionale di lavoro dei dipendenti della Regione

Toscana.

 

2. Al personale iscritto nei ruoli delle Aziende, già  trasferito

dalla Regione Toscana ai sensi della legge regionale 11

agosto 1993, n. 55 (Norme per l'attuazione del diritto allo studio

universitario), continuano ad applicarsi i benefici derivanti dalle

disposizioni di cui alla legge regionale 10 maggio 1982, n. 35

(Trattamento previdenziale del personale regionale).

 

3. Ai fini di previdenza e quiescenza, il personale è  iscritto, fin

dalla data di inizio del rapporto di lavoro presso l'Azienda,

all'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti

dell'amministrazione pubblica (INPDAP) e precisamente alla

gestione autonoma ex CPDEL, per quanto riguarda il

trattamento di pensione, ed alla gestione autonoma ex INADEL,

per l'indennità  di fine servizio.

 

4. Previa intesa, ciascuna delle Aziende per l'assunzione del

personale può  utilizzare le graduatorie dei concorsi che siano

stati banditi da una delle altre Aziende, dagli enti locali ovvero

dalla Regione Toscana ai sensi dell'articolo 54, comma 9, della

legge regionale 17 marzo 2000, n. 26 (Riordino della

legislazione regionale in materia di organizzazione del

personale).

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 12

 

(Orientamento)

 

1. La Regione garantisce ai cittadini di ogni età  il diritto

all'orientamento per la conoscenza delle opportunità  finalizzate

alla costruzione di percorsi individuali in ambito educativo e

scolastico, formativo e professionale, tenendo conto delle

capacità  e delle aspirazioni individuali per il pieno sviluppo

della persona umana e in relazione ai cambiamenti sociali.

 

2. Gli interventi e i servizi per l'orientamento si realizzano con il

concorso dei soggetti pubblici e privati che attuano le politiche

integrate dell'educazione, dell'istruzione, della formazione e del

lavoro, anche attraverso l'alternanza tra i sistemi, in raccordo

con la rete dei servizi per l'impiego.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 13

 

(Obbligo formativo)

 

1. Al fine di dare attuazione alle attività  relative all'assolvimento

dell'obbligo formativo nel sistema di istruzione scolastica, nel

sistema della formazione professionale e nell'esercizio

dell'apprendistato e della libera scelta nella costruzione di

percorsi professionali, la Regione promuove e sostiene l'offerta

qualitativamente e quantitativamente adeguata di percorsi

formativi rivolti sia all'ambito della formazione professionale e

dell'apprendistato a completamento dei percorsi nell'ambito

dell'istruzione, sia al rientro nel sistema di istruzione per il

completamento del ciclo di studio. La Regione favorisce,

altresì , tutte le opportunità  di integrazione e di

personalizzazione che si rendano necessarie al fine di

garantire il diritto al successo formativo previsto dalla legge.

 

2. I servizi di accoglienza dei giovani in obbligo formativo e

verifica dei percorsi formativi integrati e personalizzati sono

svolti dai centri per l'impiego.

 

3. La Regione favorisce lo svolgimento dei percorsi integrati di

cui al comma 1, sulla base di specifiche intese con

l'amministrazione scolastica e nell'ambito della definizione del

sistema generale dei crediti formativi e di istruzione al fine

anche di predeterminare, in sede di progetto del percorso

formativo individualizzato, specifiche modalità  di rientro nel

sistema di istruzione per il completamento del ciclo di studio.

 

4. Il progetto del percorso formativo individualizzato contiene

l'indicazione delle procedure di accertamento delle competenze

per il conseguimento della qualifica finale. Tali procedure sono

determinate secondo le modalità  stabilite nel regolamento di

cui all'articolo 32, comma 2, lettera c), per la conclusione degli

interventi relativi all'obbligo formativo.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 14

 

(Formazione post-obbligo e superiore)

 

1. La Regione articola la propria offerta formativa mediante i

seguenti interventi:

 

a) formazione di supporto all'inserimento e al reinserimento

lavorativo;

b) corsi di istruzione e formazione tecnica superiore a carattere

post-secondario;

c) formazione professionalizzante all'interno di corsi di laurea

universitari;

d) percorsi di formazione post-universitaria rivolti a giovani e

adulti, occupati e non occupati.

 

2. La Regione interviene a sostegno della domanda individuale

di formazione post-obbligo e superiore con misure anche di

carattere finanziario.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 15

 

(Formazione continua)

 

1. Al fine di assicurare il diritto all'apprendimento per tutto l'arco

della vita, la Regione sostiene lo sviluppo delle competenze

generali e tecnico-professionali dei soggetti occupati,

promuovendo gli interventi volti all'adeguamento delle

competenze, alla qualificazione e specializzazione

professionale, al perfezionamento e alla riqualificazione

professionale, anche imprenditoriale, e sostenendo la

formazione continua e ricorrente, nonchè  quella conseguente

alla riconversione di attività  produttive. In tale ambito, gli

interventi debbono considerare l'insieme delle misure di

formazione continua, di provenienza pubblica o privata.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 16

 

(Finalità  del sistema della formazione professionale)

 

1. La Regione interviene a sostegno del sistema regionale dei

soggetti che promuovono e gestiscono le attività  formative per

realizzare le seguenti finalità :

 

a) assicurare  standard  di qualità  dell'offerta formativa

mediante l'innovazione dei profili e delle competenze degli

operatori della formazione, lo sviluppo e l'innovazione dei

modelli formativi e delle modalità  di erogazione dell'offerta;

b) ridurre il dislivello qualitativo e quantitativo fra la domanda e

l'offerta di lavoro;

c) promuovere la formazione professionale in quanto servizio di

interesse generale volto a rendere effettivo il diritto al lavoro ed

alla sua libera scelta, favorendo la crescita della cultura

professionale;

d) assicurare  attività  di qualificazione, riqualificazione,

specializzazione e riconversione professionale.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 17

 

(Modalità  di attuazione degli interventi di formazione

professionale)

 

1. Le attività  di formazione professionale sono svolte secondo

una delle seguenti modalità :

 

a) mediante  convenzione  con  organismi con finalità  di

formazione, nei casi in cui l'attività  formativa sia finanziata,

anche parzialmente, con contributi pubblici e sia conforme agli

standard qualitativi di cui all'articolo 32, comma 4, lettera b);

b) mediante riconoscimento dell'attività  formativa svolta da

organismi con finalità  di formazione, nei casi in cui essa non

usufruisca di alcun finanziamento pubblico e sia conforme agli

standard qualitativi di cui all'articolo 32, comma 4, lettera b);

c) mediante autorizzazione ad enti ed imprese che, con il

contributo finanziario pubblico, anche parziale, svolgono attività 

di formazione continua rivolta al personale di appartenenza o

finalizzata all'inserimento lavorativo nella propria organizzazione

aziendale, sulla base di accordi sindacali.

 

2. La Regione interviene a sostegno della domanda individuale

di formazione professionale con misure anche di carattere

finanziario.

 

3. Le attività  di formazione professionale svolte secondo

modalità  non ricomprese nel comma 1, non rientrano

nell'ambito di applicazione della presente legge .

 

4. Le attività  di cui al comma 1, lettere a) e b), sono attuate da

organismi con finalità  di formazione che siano stati accreditati

dalla Regione Toscana ai sensi dell'articolo 32, comma 4,

lettera b), aventi o meno scopo di lucro, ivi compresi gli istituti

scolastici e le Università .

 

5. I beni acquisiti o prodotti nell'ambito delle attività 

convenzionate di cui al comma 1, lettera a), entrano a far parte,

secondo le rispettive competenze, del patrimonio disponibile

della Regione o delle Province.

 

6. Gli interventi formativi di cui al comma 1, lettere a) e b), si

concludono con la certificazione dell'avvenuta frequenza ovvero

con un esame di idoneità  il cui esito positivo costituisce

presupposto per l'attestazione dell'avvenuto conseguimento

della qualifica o specializzazione professionale.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 18

 

(Accertamento del reddito per l'accesso alle prestazioni)

 

1. L'accesso alle prestazioni per cui rilevano le condizioni

economiche dei destinatari è  subordinato all'accertamento del

reddito effettuato secondo gli indicatori della situazione

economica equivalente di cui al decreto legislativo 31 marzo

1998, n. 109 (Definizioni di criteri unificati di valutazione della

situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni

sociali agevolate, a norma dell'articolo 59, comma 51, della

legge 27 dicembre 1997, n. 449), e successive modifiche.

 

 

                                                 

                                                    CAPO II

IL SISTEMA REGIONALE PER L'IMPIEGO E LE POLITICHE DEL

LAVORO

                                                 

                                                 

ARTICOLO 19

 

(Finalità )

 

1. Al fine di rendere effettivo il diritto al lavoro, la Regione

definisce le strategie e individua le proprie politiche in linea con

gli orientamenti in materia di occupazione definiti dall'Unione

europea.

 

2. La Regione promuove il diritto e l'accesso al lavoro delle

persone disabili favorendo, attraverso il collocamento mirato,

l'incontro tra le esigenze dei datori di lavoro e quelle dei

lavoratori disabili.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 20

 

(Il sistema regionale per l'impiego)

 

1. Il sistema regionale per l'impiego è  costituito dalla rete delle

strutture organizzate ai sensi del presente capo per il

conseguimento delle finalità  di cui all'articolo 19 e per la

gestione dei relativi servizi.

 

2. Sono definiti servizi per l'impiego tutte quelle attività  di

informazione, orientamento, consulenza, aiuto, anche di ordine

finanziario, resi dal sistema regionale per favorire l'incontro tra

domanda e offerta di lavoro, l'accesso alla formazione, la

promozione della imprenditorialità  e le iniziative volte allo

sviluppo dell'occupazione.

 

3. Fanno parte del sistema regionale per l'impiego i centri per

l'impiego costituiti dalle Province ai sensi dell'articolo 22.

 

4. La Regione promuove e favorisce il raccordo del sistema

regionale per l'impiego, anche tramite convenzioni e misure

finanziarie, con soggetti pubblici e privati aventi per scopo la

prestazione di servizi per il lavoro.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 21

 

(Le politiche del lavoro)

 

1. La Regione sviluppa e promuove politiche del lavoro per

prevenire la disoccupazione, evitare la disoccupazione di lunga

durata, agevolare l'inserimento lavorativo, la mobilità 

professionale e le carriere individuali, sostenere il

reinserimento nella vita professionale, in particolare di gruppi

svantaggiati a rischio di esclusione sociale.

 

2. Per il conseguimento del fine di cui al comma 1, la Regione:

 

a) sostiene azioni positive per le pari opportunità  finalizzate

all'occupazione femminile;

b) promuove  la  diffusione della cultura di impresa, con

particolare riferimento alla cultura cooperativa, e promuove

l'imprenditoria giovanile e femminile favorendo l'avvio di nuove

imprese con interventi di agevolazione e di sostegno alla loro

creazione anche in forma cooperativa;

c) sostiene politiche contro l'esclusione sociale, al fine di

favorire l'inserimento dei disabili e delle categorie svantaggiate;

d) promuove l'inserimento e il reinserimento dei disoccupati di

lunga durata.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 22

 

(Il sistema provinciale per l'impiego)

 

1. Le Province, sulla base dei criteri stabiliti dalla Regione, al

fine di assicurare l'integrazione dei servizi secondo la

programmazione regionale, istituiscono il sistema provinciale

integrato dei servizi all'impiego di cui fanno parte i centri per

l'impiego.

 

2. Le Province possono stipulare convenzioni con soggetti

pubblici e privati al fine del miglioramento della qualità  e della

diffusione degli interventi.

 

3. Le Province hanno il compito di gestire attraverso il sistema

provinciale per l'impiego, di cui fanno parte i centri per

l'impiego:

 

a) i servizi connessi alle funzioni e ai compiti relativi al

collocamento, e all'incontro fra la domanda e l'offerta di lavoro;

b) i servizi connessi ai compiti di gestione in materia di politiche

attive del lavoro;

c) gli interventi di prevenzione della disoccupazione;

d) le attività  di orientamento di cui all'articolo 12 e le attività 

relative all'obbligo formativo di cui all'articolo 13.

 

4. Al fine di garantire omogeneità  nell'erogazione dei servizi nel

territorio regionale, con il regolamento di cui all'articolo 32,

comma 5, sono stabiliti le tipologie dei servizi per l'impiego, gli

standard minimi di efficienza dei servizi e la qualità  delle

prestazioni.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 23

 

(Commissione regionale permanente tripartita)

 

1. Al fine di assicurare il concorso delle parti sociali alla

determinazione delle politiche del lavoro e alla definizione delle

relative scelte programmatiche e di indirizzo della Regione, è 

costituita una Commissione regionale permanente tripartita.

 

2. La Commissione di cui al comma 1 svolge compiti di

progettazione, proposta in tema di orientamento, formazione,

mediazione di manodopera e politiche del lavoro, limitatamente

alle funzioni di competenza regionale, nonchè  di valutazione e

verifica dei risultati rispetto alle linee programmatiche e agli

indirizzi elaborati dalla Regione.

 

3. La Commissione di cui al comma 1 formula, altresì ,

proposte sui criteri e sulle modalità  per la definizione delle

convenzioni tra sistema pubblico e soggetti pubblici e privati

finalizzate al miglioramento della qualità  dei servizi per

l'impiego.

 

4. La procedura per la nomina della Commissione di cui al

comma 1, la composizione e la durata in carica della stessa

sono definite dal regolamento di cui all'articolo 32, comma 5.

Fanno parte della Commissione, oltre alla rappresentanza

istituzionale della Regione, i rappresentanti delle parti sociali

più  rappresentative a livello regionale, nel rispetto della

pariteticità  delle posizioni delle parti sociali stesse, il

consigliere di parità  nominato ai sensi del decreto legislativo

23 maggio 2000, n. 196 (Disciplina dell'attività  delle consigliere

e dei consiglieri di parità  e disposizioni in materia di azioni

positive, a norma dell'articolo 47 della L. 17 maggio 1999, n.

144) nonchè , per la trattazione di argomenti relativi

all'attuazione della legge 12 marzo 1999, n. 68 (Norme per il

diritto al lavoro dei disabili) o comunque afferenti al

collocamento dei disabili, i rappresentanti delle associazioni

dei disabili più  rappresentative a livello regionale.

 

5. Il funzionamento della Commissione di cui al comma 1 è 

definito in apposito regolamento interno, approvato dalla

Commissione stessa.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 24

 

(Comitato di coordinamento istituzionale)

 

1. Al fine di assicurare l'efficace coordinamento delle funzioni

istituzionali ai diversi livelli del sistema regionale per l'impiego

e l'effettiva integrazione sul territorio tra i servizi all'impiego, le

politiche attive del lavoro e le politiche formative, è  istituito un

Comitato di coordinamento istituzionale.

 

2. Il Comitato di cui al comma 1 esprime valutazioni in merito

alla qualità  dei servizi resi e alla efficacia del sistema regionale

per l'impiego, con particolare riguardo alla realizzazione

dell'integrazione dei servizi.

 

3. Il Comitato di cui al comma 1 formula proposte sulla qualità 

e sulla gestione dei servizi e sui contenuti generali delle

convenzioni da attivare con enti e soggetti privati, ivi compresi

quelli di emanazione delle parti sociali, finalizzate al

miglioramento della qualità  dei servizi per l'impiego.

 

4. La procedura per la nomina del Comitato di cui al comma 1,

la composizione e la durata in carica dello stesso sono definite

dal regolamento di cui all'articolo 32, comma 5. La

composizione deve assicurare la presenza di rappresentanti

istituzionali della Regione, delle Province e degli altri enti locali.

 

5. Il funzionamento del Comitato di cui al comma 1 è  definito in

apposito regolamento interno, approvato dal Comitato stesso.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 25

 

(Commissione provinciale tripartita e Comitato tecnico

provinciale per il collocamento dei disabili)

 

1. Per lo svolgimento delle funzioni attribuite in materia di

lavoro, le Province provvedono alla istituzione della

Commissione provinciale tripartita per le politiche del lavoro

quale organo permanente di concertazione con le parti sociali,

in particolare in materia di programmazione provinciale delle

politiche del lavoro e della formazione professionale e di

gestione dei servizi per l'impiego e dei centri per l'impiego.

 

2. La Provincia garantisce all'interno della Commissione di cui

al comma 1 la presenza di rappresentanti dei lavoratori e dei

datori di lavoro, designati dalle organizzazioni più 

rappresentative, e del consigliere provinciale di parità .

 

3. La Provincia garantisce, per la trattazione di argomenti relativi

al diritto al lavoro dei disabili, l'integrazione della Commissione

di cui al comma 1 con i rappresentanti designati dalle categorie

interessate.

 

4. La Provincia istituisce un Comitato tecnico con compiti relativi

alla valutazione delle residue capacità  lavorative, alla

definizione degli strumenti e delle prestazioni atti

all'inserimento e alla predisposizione dei controlli periodici

sulla permanenza delle condizioni di inabilità .

 

5. Il Comitato tecnico è  composto dal medico legale e

dall'esperto in servizi sociali, componenti della commissione

medica operante presso l'Azienda unità  sanitaria locale

incaricata di effettuare gli accertamenti dello stato invalidante,

nonchè  da un funzionario della Provincia.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 26

 

(Istituzione del Fondo regionale per l'occupazione dei disabili)

 

1. E' istituito il Fondo regionale per l'occupazione dei disabili,

finalizzato al sostegno delle iniziative di inserimento dei disabili

nel mondo del lavoro.

 

2. La Giunta regionale, sulla base dei criteri contenuti nel Piano

di indirizzo generale integrato di cui all'articolo 31, stabilisce le

modalità  di gestione del Fondo e, valutate le proposte del

Comitato regionale per il Fondo di cui all'articolo 27, approva il

piano di ripartizione delle risorse e verifica i risultati dell'attività .

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 27

 

(Comitato regionale per il Fondo per l'occupazione dei disabili)

 

1. E' istituito il Comitato regionale per il Fondo regionale per

l'occupazione dei disabili, che propone alla Giunta regionale la

destinazione delle risorse che costituiscono il Fondo e le

modalità  di verifica dei risultati.

 

2. La procedura per la nomina del Comitato di cui al comma 1,

la composizione e la durata in carica dello stesso sono definite

dal regolamento di cui all'articolo 32, comma 5. La composizione

deve assicurare la presenza della rappresentanza istituzionale della

Regione e della rappresentanza paritetica dei lavoratori, dei datori

di lavoro e dei disabili.

 

3. Il funzionamento del Comitato di cui al comma 1 è  definito in

apposito regolamento interno, approvato dal Comitato stesso.

 

 

                                                 

                                                    TITOLO III

PROGRAMMAZIONE ED ESERCIZIO DELLE FUNZIONI

AMMINISTRATIVE

                                                 

                                                 

ARTICOLO 28

 

(Funzioni e compiti della Regione)

 

1. La Regione svolge le funzioni di programmazione, indirizzo,

coordinamento e attuazione di politiche di intervento che

attengono ad esigenze di carattere unitario su base regionale

ed esprime i motivati pareri previsti dalle leggi vigenti.

 

2. La Regione esercita funzioni di impulso e regolazione nei

confronti del sistema allargato dell'offerta integrata tra

istruzione, educazione, formazione; la Regione, nel rispetto dei

livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e

sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio

nazionale, previsti dall'articolo 117, secondo comma, lettera m),

della Costituzione, ne definisce gli ambiti territoriali di

riferimento, i requisiti di accesso, gli standard qualitativi, le

linee guida di valutazione e di certificazione degli esiti e dei

risultati; con riferimento al sistema di istruzione, la Regione

definisce, altresì , gli indirizzi per la programmazione della rete

scolastica e il calendario scolastico.

 

3. Nell'ambito del sistema informativo regionale, la Regione

sviluppa appositi sotto-sistemi informativi concernenti i settori

disciplinati dalla presente legge.

 

4. Nei settori disciplinati dalla presente legge, la Regione si

riserva la possibilità  di promuovere, finanziare e gestire

interventi di carattere prototipale o di interesse e di livello

regionali, nonchè  di sviluppare tutte le iniziative di studio,

ricerca ed informazione necessarie per l'esercizio delle proprie

competenze. Tali interventi sono svolti anche tramite intese con

gli organi dell'amministrazione dello Stato, con le Province e

con i Comuni.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 29

 

(Funzioni e compiti delle Province)

 

1. Le Province sono titolari delle funzioni in materia di

orientamento e formazione professionale.

 

2. Le Province sono titolari delle funzioni di programmazione e

coordinamento intermedio per le iniziative concernenti il diritto

allo studio scolastico e per le azioni di sviluppo del sistema di

educazione non formale degli adolescenti, dei giovani e degli

adulti, nonchè  del sistema di istruzione con particolare

riferimento alla formulazione dei piani provinciali di

organizzazione della rete scolastica.

 

3. Le funzioni relative all'obbligo formativo di cui all'articolo13

sono attribuite alle Province che le esercitano tramite l'attività 

dei centri per l'impiego.

 

4. Alle Province sono attribuite tutte le funzioni in materia di

mercato del lavoro e di politiche del lavoro non espressamente

riservate con la presente legge alla Regione.

 

5. Le Province garantiscono l'integrazione delle funzioni in

materia di politiche del lavoro e di collocamento con quelle

relative alla formazione professionale e all'istruzione.

 

6. Le Province contribuiscono all'integrazione delle funzioni di

cui al comma 4 con gli strumenti di programmazione dello

sviluppo economico e territoriale, e concorrono alla definizione

degli indirizzi e degli obiettivi della programmazione regionale.

 

7. Le funzioni ed i compiti attribuiti dal presente articolo alle

Province possono essere attribuiti dalle stesse ai circondari,

istituiti ai sensi della legge regionale 19 luglio 1995, n. 77

(Sistema delle autonomie in Toscana: poteri amministrativi e

norme generali di funzionamento) e della legge regionale 29

maggio 1997, n. 38 (Istituzione del circondario dell'Empolese

Val D'Elsa quale circoscrizione di decentramento

amministrativo), che li esercitano, in tal caso, con le modalità 

previste dalla presente legge.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 30

 

(Funzioni e compiti dei Comuni)

 

1. I Comuni sono titolari delle funzioni in materia di servizi

educativi per la prima infanzia, educazione non formale degli

adolescenti, dei giovani e degli adulti, in materia di

destinazione ed erogazione di contributi alle scuole non statali

e di provvidenze del diritto allo studio scolastico, unitamente

alla gestione dei relativi servizi scolastici.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 31

 

(Piano di indirizzo generale integrato)

 

1. Le politiche di intervento di cui alla presente legge

assumono come riferimento strategico le linee emergenti nella

programmazione di lungo periodo effettuata dal programma

regionale di sviluppo (PRS) e quelle di aggiornamento annuale

di cui al documento di programmazione economica e

finanziaria, in coerenza con quanto previsto dalla legge

regionale 11 agosto 1999, n. 49 (Norme in materia di

programmazione regionale).

 

2. Le politiche di intervento si conformano ai principi di

sussidiarietà , differenziazione ed adeguatezza rivolti al sistema

delle autonomie locali, espressi dall'articolo 118, primo

comma, della Costituzione, ed al principio di sussidiarietà 

rivolto all'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati,

per lo svolgimento di attività  di interesse generale, espresso

dall'articolo 118, quarto comma, della Costituzione.

 

3. La programmazione generale degli interventi integrati e

intersettoriali viene espressa attraverso un Piano di indirizzo

generale integrato a durata quinquennale, in raccordo

temporale con il PRS, salvo diversi vincoli temporali di

derivazione comunitaria, approvato dal Consiglio regionale.

Eventuali aggiornamenti annuali del Piano sono approvati con

deliberazione del Consiglio regionale.

 

4. Il Piano di indirizzo generale integrato definisce:

 

a) gli obiettivi, le priorità  degli interventi e gli ambiti territoriali di

riferimento;

b) le tipologie, i contenuti ed i destinatari degli interventi;

c) le strategie e le politiche di intervento;

d) le modalità  di individuazione dei requisiti di merito e di

reddito ;

e) i criteri per la contribuzione finanziaria dei destinatari degli

interventi;

f) le entità  dei benefici;

g) le procedure di individuazione dei soggetti pubblici e privati

coinvolti nell'attuazione operativa degli interventi e le indicazioni

generali di raccordo operativo con gli stessi;

h) l'individuazione delle misure finanziarie di sostegno ai

soggetti pubblici e privati coinvolti nell'attuazione operativa degli

interventi ed i criteri per la loro ripartizione fra gli stessi;

i) gli strumenti di valutazione, i criteri e le modalità  per le

verifiche di efficienza ed efficacia del sistema;

j) la definizione degli indicatori per il monitoraggio degli

interventi;

k) le indicazioni relative alla tipologia dei flussi informativi;

l) le eventuali ulteriori direttive.

 

5. Il processo di formazione del Piano di indirizzo generale

integrato è  informato al principio del concorso istituzionale e

della partecipazione sociale ai sensi dell'articolo 15 della LR

49/1999.

 

6. La Giunta regionale trasmette al Consiglio regionale, entro il

30 giugno di ogni anno, il rapporto sullo stato di avanzamento

del Piano di indirizzo generale integrato circa le attività  svolte e i

risultati conseguiti, al fine di assicurare lo svolgimento delle

funzioni di verifica e di controllo.

 

 

                                                 

                                                    TITOLO IV

DISPOSIZIONI FINALI

                                                 

                                                 

ARTICOLO 32

 

(Regolamento di esecuzione)

 

1. Entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente

legge, la Giunta regionale, sentiti gli organismi rappresentativi

degli enti locali e delle parti sociali, attuando le procedure di

concertazione con i soggetti istituzionali e con i soggetti

economici e sociali, approva un regolamento di esecuzione con

il quale definisce le regole generali di funzionamento del

sistema integrato disciplinato dalla presente legge, ferma

restando la competenza degli enti locali, ai sensi dell'articolo

117, sesto comma, della Costituzione, all'emanazione delle

norme regolamentari attinenti alla organizzazione e

svolgimento delle funzioni amministrative loro attribuite.

 

2. Il regolamento regionale definisce le norme che attengono:

 

a) alla classificazione dei presidi ed ai loro requisiti tecnico

strutturali, relativamente agli standard riguardanti la

localizzazione dei servizi, le caratteristiche funzionali generali,

gli spazi per gli utenti, la ricettività , il dimensionamento;

b) ai requisiti generali che assicurano i livelli di qualità  delle

prestazioni, riguardanti la configurazione funzionale dei sistemi,

le metodologie ed i moduli operativi, il rapporto operatori/utenti,

gli standard di base per l'erogazione dei servizi, la

qualificazione degli operatori;

c) alla regolazione ed al controllo del sistema al regime di

accreditamento, al regime di autorizzazione, al sistema di

accertamento delle competenze e di rilascio delle relative

attestazioni formali, al sistema generale dei crediti formativi e di

istruzione, al sistema di rendicontazione degli interventi, al

sistema di vigilanza ed ai conseguenti interventi.

 

3. Il regolamento regionale definisce, relativamente al diritto

allo studio universitario:

 

a) le Aziende competenti ad effettuare gli interventi presso le

sedi di decentramento universitario e le sedi di Istituti di alta

formazione e specializzazione artistica e musicale;

b) le modalità  di funzionamento e le competenze degli organi

delle Aziende regionali per il diritto allo studio universitario,

nonchè  i criteri di organizzazione e di funzionamento delle

Aziende stesse, ivi comprese le modalità  e le forme per il

controllo degli utenti sulla qualità  dei servizi e delle attività  sulla

base della carte dei servizi.

 

4. Relativamente alle attività  di formazione professionale, il

regolamento regionale definisce, in particolare:

 

a) le norme di gestione e rendicontazione degli interventi

formativi che fruiscono di contributi pubblici;

b) gli standard di qualità  dell'offerta formativa attraverso la

disciplina:

 

1. dell'accreditamento, del monitoraggio e della verifica

dell'offerta formativa;

 

2. della  certificazione dei percorsi e delle competenze

conseguite dall'utenza;

 

3. dei profili e delle competenze degli operatori della

formazione;

 

4. del potenziamento dei sistemi informativi e telematici per la

gestione del sistema;

 

5. della semplificazione delle procedure di programmazione e

gestione;

 

6. dello sviluppo e l'innovazione dei modelli formativi e delle

modalità  di erogazione dell'offerta.

 

5. Relativamente al sistema regionale per l'impiego ed alle

politiche del lavoro, il regolamento regionale disciplina :

 

a) le tipologie dei servizi per l'impiego, gli standard minimi di

efficienza dei servizi e la qualità  delle prestazioni;

b) la procedura per la nomina, la composizione e la durata in

carica della Commissione regionale permanente tripartita di

cui all'articolo 23, del Comitato di coordinamento istituzionale di

cui all'articolo 24 e del Comitato regionale per il Fondo per

l'occupazione dei disabili di cui all'articolo 27;

c) i criteri per l'individuazione delle organizzazioni sindacali dei

datori di lavoro, dei lavoratori e delle associazioni dei disabili

più  rappresentative a livello regionale.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 33

 

(Decorrenza e abrogazioni)

 

1. Dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui

all'articolo 32, sono abrogate le seguenti disposizioni e leggi:

 

a) legge regionale 19 giugno 1981, n. 53 (Interventi per il diritto

allo studio);

b) legge regionale 17 luglio 1989, n. 45 (Norme per l'esercizio

di funzioni in materia di orientamento professionale);

c) legge regionale 23 giugno 1993, n. 41 (Modifica della legge

regionale n. 53 del 1981: Interventi per il diritto allo studio);

d) legge regionale 31 agosto 1994, n. 70 (Nuova disciplina in

materia di formazione professionale);

e) legge regionale 25 gennaio 1996, n. 6 (Disciplina transitoria

della promozione e gestione degli interventi di educazione

permanente);

f) legge regionale 31 luglio 1996, n. 61 (Legge regionale 31

agosto 1994, n. 70 "Nuova disciplina in materia di formazione

professionale". Modifica);

g) legge regionale 29 ottobre 1997, n. 78 (Legge regionale 31

agosto 1994, n. 70 "Nuova disciplina in materia di formazione

professionale" e legge regionale 17 luglio 1989, n. 45 "Norme

per l'esercizio di funzioni in materia di orientamento

professionale". Modifiche);

h) legge regionale 6 agosto 1998, n. 52 (Norme in materia di

politiche del lavoro e di servizi per l'impiego);

i) articolo 14 della legge regionale 26 ottobre 1998, n. 74

(Norme per la formazione degli operatori del Servizio sanitario);

j) articoli da 16 a 32 della legge regionale 26 novembre 1998, n.

85 (Attribuzione agli enti locali e disciplina generale delle

funzioni e dei compiti amministrativi in materia di tutela della

salute, servizi sociali, istruzione scolastica, formazione

professionale, beni e attività  culturali e spettacolo, conferiti alla

Regione dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112);

k) legge regionale 14 aprile 1999, n. 22 (Interventi educativi per

l'infanzia e gli adolescenti);

l) legge regionale 28 gennaio 2000, n. 7 (Disciplina del diritto

allo studio universitario);

m) legge regionale 3 febbraio 2000, n. 12 (Legge regionale

52/1998 "Norme in materia di politiche del lavoro e di servizi per

l'impiego". Modifiche ed integrazioni);

n) articolo 11 della legge regionale 26 gennaio 2001, n. 3

(Disposizioni per il finanziamento di provvedimenti di spesa per

il periodo 2001-2003);

o) legge regionale 4 luglio 2001, n. 29 (Modifiche alla legge

regionale 6 agosto 1998, n. 52 "Norme in materia di politiche

del lavoro e di servizi per l'impiego". Soppressione dell'Ente

Toscana Lavoro);

p) legge regionale 14 novembre 2001, n. 56 (Modifiche alla

legge regionale 6 agosto 1998, n. 52 "Norme in materia di

politiche del lavoro e di servizi per l'impiego");

q) legge regionale 21 dicembre 2001, n. 62 (Modifiche alla

legge regionale 6 agosto 1998, n. 52 "Norme in materia di

politiche del lavoro e di servizi per l'impiego").

 

2. Gli interventi che fanno riferimento a leggi regionali abrogate

dalla presente legge si attuano, ove compatibili, secondo le

modalità  in essa previste.

 

3. Sono fatte salve tutte le obbligazioni assunte sulla base delle

norme abrogate.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 34

 

(Disposizione finale in materia di formazione professionale)

 

1. L'esercizio diretto da parte delle Province degli interventi di

formazione professionale è  consentito fino al 31 dicembre

2002.

 

 

                                                 

                                                   

                                                 

                                                 

ARTICOLO 35

 

(Norma finanziaria)

 

1. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge

viene fatto fronte, a partire dall'esercizio 2003, con gli

stanziamenti stabiliti ogni anno con legge di bilancio nelle

apposite unità  previsionali di base (UPB) di cui al bilancio

pluriennale di previsione 2002-2004:

 

- 611 (Sistema formativo professionale - spese correnti);

- 612 (Lavoro - spese correnti);

- 613  (Sistema  dell'educazione e dell'istruzione - spese

correnti);

- 614 (Sistema dell'educazione e dell'istruzione - spese di

investimento);

- 615  (Attuazione programma fondo sociale europeo - spese

correnti);

- 616 (Completamento regolamenti UE 2052/88 e 2081/93 -

spese correnti);

- 617 (Completamento regolamenti UE 2052/88 e 2081/93 -

spese di investimento);

- 618 (Sistema formativo professionale - spese di

investimento).

 

 

Formula Finale:

 

La presente legge è pubblicata sul Bollettino Ufficiale della

Regione. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla

osservare come legge della Regione Toscana.

 

Firenze, 26 luglio 2002

 

Martini

 

La presente legge è stata approvata dal Consiglio regionale

nella seduta del 24 luglio 2002.